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sabato 19 novembre 2016

Film e storia : La verità negata



Basato sul famoso libro "Denial: Holocaust History on Trial" di Deborah E. Lipstadt, il film racconta della battaglia legale intrapresa dall'autrice, interpretata dal premio Oscar Rachel Weisz, contro il negazionista David Irving (Timothy Spall) che negava l'Olocausto e che citò la scrittrice in giudizio per diffamazione. Il sistema legale britannico prevede in questi casi che l'onere della prova spetti all'imputato; toccò quindi a Lipstadt e al suo gruppo di avvocati guidato da Richard Rampton (Tom Wilkinson) provare una verità fondamentale, ovvero che l'Olocausto, uno degli eventi più gravi e significativi del XX secolo, era tutt'altro che un'invenzione.

Il negazionismo è uno dei malanni del nostro tempo. Storici di parte che si arrampicano sugli specchi distorcendo i fatti a loro comodo avendo come discepoli quasi sempre neonazisti.
letteradonna.it
Deborah Lipstadt

La donna che dimostrò l’olocausto

Nelle sale italiane arriva La verità negata, il film che racconta il processo che vide contrapposti un negazionista e la storica Deborah Lipstadt. Ecco la sua storia.
Si intitola La verità negata il film che racconta le vicende della storica Deborah Lipstadt, studiosa che nel 1996 dovette difendersi in tribunale dalle accuse di diffamazione mosse dal negazionista dell’Olocausto David Irwing. La particolarità del sistema giudiziario britannico, però, imponeva proprio alla Lipstadt il cosiddetto onere della prova: insomma, doveva dimostrare che l’Olocausto era davvero accaduto, e che Irwing mentiva ignorando a bella posta le evidenze storiche. Un intrico giudiziario che è appunto il cuore pulsante del film con Rachel Weisz nei panni della storica e nelle sale italiane dal 17 novembre.

LA STORIA IN PRIMA PERSONA
Da una parte l’alterazione più bieca dei fatti, dall’altra la verità incontrovertibile della Storia, che Deborah Lipstadt ha studiato e difeso in decenni di carriera, per tutta la sua vita. Ebrea lei stessa, nata a New York da padre tedesco e  madre canadese, si è ritrovata a vivere la Storia in prima persona. Nel 1967 si trovava in Israele per un anno di college, proprio allo scoppio della Guerra dei sei giorni. Lipstadt è stata chiaramente sempre molto attenta alle proprie radici, cercando di coglierne origini e diramazioni. Ecco perché, dieci anni più tardi, tornata ormai da tempo a New York, conseguì un dottorato in storia ebraica.


IL LIBRO DELLA POLEMICA
Dopo aver insegnato nelle università per tanti anni, nel 1993 pubblicò un libro intitolato Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory. Un volume scritto per denunciare, una volta per tutte, la sistematicità con cui un numero crescente di sedicenti storici producevano mole di pagine per negare l’Olocausto. Fu proprio quel volume a scatenare David Irwing, che non sopportava di essere definito negazionista. Ma, alla fine, la corte non poté fare altro che dare ragione a Lipstadt e la reputazione di Irwing ricevette finalmente un duro colpo.


UN IMPEGNO SENZA FINE
Lipstadt ha raccontato i giorni del processo in un libro che è stato pubblicato anche in Italia: La verità negata. La mia battaglia in tribunale contro chi ha negato l’Olocausto (Mondadori, pp. 411, 17 euro). Proprio dal racconto di queste pagine è tratto il film. Quella, però, non è stata l’ultima battaglia di Lipstadt, che è sempre stata molto attenta a come si parla di Olocausto nei discorsi di politici e media. Nel 2007, ad esempio, ha accusato di ‘Negazionismo soft‘ «quei gruppi di persone che rifiutano di celebrare il Giorno della memoria a meno che non venga data uguale rilevanza ai pregiudizi anti-musulmani (concetto espresso riferendosi a un caso particolare, ma che non si applica solo ai musulmani, ndr)». Inoltre, nel 2011, ha condannato i politici israeliani americani che sono soliti usare l’idea di Olocausto per giustificare politiche contemporanee.




 
it.wikipedia.org

David Irving



David John Cawdell Irving

David John Cawdell Irving (Hutton, 24 marzo 1938) è un saggista britannico, specializzato nella storia militare della seconda guerra mondiale. È l'autore di una trentina di libri, tra cui Apocalisse a Dresda (1963), La guerra di Hitler (1977), La guerra di Churchill (1987).

La reputazione di Irving come storico è stata ampiamente screditata dopo lo scoppio di una violenta polemica con la storica statunitense Deborah Lipstadt, cui seguì una causa per diffamazione intentata nel 1996 da Irving stesso contro la Lipstadt e l'editore Penguin Books. Nella successiva sentenza - che rigettò la causa, dando torto a Irving - la corte osservò che Irving stesso era un "attivo negatore dell'Olocausto", antisemita e razzista, nonché "associato con degli estremisti di destra che promuovono il neonazismo"[1][2]. Il giudice affermò anche che Irving aveva "per le sue ragioni ideologiche continuativamente e deliberatamente manipolato e alterato l'evidenza storica"[1].

David Irving fu arrestato in Austria l'11 novembre 2005; il 20 febbraio 2006 fu riconosciuto colpevole da un tribunale per "aver glorificato ed essersi identificato con il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi", cosa che in Austria è punita, secondo la legge della Verbotsgesetz e in base a tale sentenza fu condannato a tre anni di reclusione. Dopo essere rimasto in carcere per 400 giorni (fino al 21 dicembre 2006), lo scrittore britannico fu scarcerato in seguito alla sentenza della Corte d'Appello.

Il negazionismo

Nel 1977 Irving pubblicò Hitler's War (tradotto in italiano nel 2001): uno studio sulla seconda guerra mondiale analizzata attraverso il punto di vista di Adolf Hitler. Grazie all'amicizia personale con alcuni reduci tedeschi o con le loro famiglie, Irving riuscì ad avere accesso a documenti fino a quel momento sconosciuti, quali memoriali o epistolari privati. Irving descrisse Hitler come un personaggio estremamente intelligente, versatile, razionale, il cui principale fine era quello di incrementare la prosperità e l'influenza della Germania in Europa e nel mondo. Rovesciando completamente le interpretazioni correnti, egli scaricò la responsabilità della guerra sui leader alleati, in particolare Winston Churchill, del quale criticò aspramente la testarda avversione nei confronti di una pace successiva alla Campagna di Polonia del settembre 1939.


Irving definì l'Operazione Barbarossa del 1941 come una "guerra preventiva", cui il dittatore tedesco sarebbe stato forzato per prevenire una probabile aggressione sovietica. Irving - all'epoca non ancora approdato al negazionismo dell'Olocausto - affermò che il Führer non giocò alcun ruolo nell'ambito delle politiche di sterminio contro gli ebrei e le varie altre categorie di perseguitati, non essendo nemmeno a conoscenza di tutti questi fatti, essendone stato volutamente tenuto all'oscuro da Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich fino alla fine del 1943. 

Questo imponente saggio produsse varie reazioni: alla benevola accoglienza accordatagli da alcuni storici come John Keegan e Hugh Trevor-Roper, fecero da contraltare le aspre critiche rivoltegli da John Lukacs, Walter Laqueur, Gitta Sereny, Martin Broszat, Lucy Dawidowicz, Gerard Fleming, Charles W. Sydnor e Eberhard Jäckel.
A causa delle violente polemiche, il libro fu in Gran Bretagna uno dei best-seller di carattere storico nell'anno della sua uscita. In una successiva biografia sul feldmaresciallo Erwin Rommel (The Trail of the Fox, 1978), Irving si scagliò contro gli autori dell'attentato a Hitler del 20 luglio 1944, definendoli "traditori", "codardi" e "manipolatori", giustificando completamente la successiva imponente ondata di violenza scatenata da Hitler, nella quale trovò la morte anche Rommel. 

Nel 1981 Irving pubblicò un libro sulla rivolta ungherese del 1956 (Uprising!), dallo scrittore inglese considerata principalmente "una rivolta antigiudaica", a causa del fatto che il regime comunista - per Irving - di fatto era dominato da esponenti ebrei. Il libro venne aspramente criticato, anche a causa di una caratteristica tipica dell'autore, già individuata anche per i suoi precedenti studi: la trattazione assai disinvolta delle fonti, spesso manipolate o addirittura soppresse.

È dal 1988 che Irving iniziò ad esprimersi in senso apertamente negazionista: se nella prima edizione de La guerra di Hitler si poteva leggere in una nota "Io non posso accettare l'idea (...) che non esista nessun documento firmato da Hitler, Himmler o Heydrich che parli dello sterminio degli ebrei", questa frase venne in seguito espunta e già a partire dalla metà degli anni ottanta Irving si avvicinò alle associazioni negazioniste, partecipando come relatore a pubblici incontri di partiti dell'estrema destra tedesca come il Deutsche Volksunion e propugnando l'unificazione di tutti i movimenti neonazisti britannici in un partito chiamato "Focus". Nel 1988, Irving testimoniò a favore del neonazista e negazionista canadese Ernst Zündel, affermando in seguito che Zündel l'aveva convinto del fatto che l'Olocausto non ebbe mai luogo. Dopo il processo, Irving pubblicò in Gran Bretagna il cosiddetto "Rapporto Leuchter": uno studio che pretendeva di dimostrare attraverso una serie di analisi chimiche ed ingegneristiche l'inesistenza delle camere a gas ad Auschwitz e Majdanek.

A cominciare dall'inizio degli anni novanta, Irving sviluppò ulteriormente la sua teoria esposta ne La guerra di Hitler: visto che non si trovava un ordine scritto del dittatore, non solo ciò significava che egli non sapeva nulla, ma che l'Olocausto stesso non aveva avuto luogo. Perciò nell'edizione del libro del 1991, Irving eliminò ogni passaggio che si riferisse ai campi di sterminio tedeschi. A tutto ciò, Irving aggiunse una lunga serie di conferenze e discorsi pubblici, nei quali sempre più si scagliò contro la "menzogna dell'Olocausto", considerando tutta la questione un modo per "avere delle buone compensazioni in denaro" da parte degli ebrei. Contemporaneamente, le espressioni razziste ed antisemite divennero sempre più frequenti ed esplicite.

La successiva causa intentata da Irving contro Deborah Lipstadt, che in un suo libro aveva definito Irving "negazionista" (denier) e "falsificatore" (falsifier), accusandolo di aver falsificato le fonti o di averle deliberatamente ignorate qualora non si attagliassero con i suoi pregiudizi, si risolse in un vero e proprio disastro per Irving. Riconosciuta la fondatezza delle espressioni utilizzate dalla Lipstadt, nonché il fatto che Irving fosse un antisemita, un razzista e un estremista di destra che promuoveva il neonazismo ("he is an active Holocaust denier; (...) he is anti-Semitic and racist, (...) he associates with right-wing extremists who promote neo-Nazism"), il giudice rigettò la causa. I libri di Irving vennero analizzati passo per passo, evidenziandone le molteplici storture e di conseguenza persero ogni valenza di scientificità. Irving - che aveva speso delle somme ingenti per impostare la causa - venne travolto anche finanziariamente, dovendo dichiarare bancarotta nel 2002.
Dopo l'arresto e il carcere, Irving ha parzialmente ritrattato il suo negazionismo.[3]


 
ushmm.org

La Negazione dell'Olocausto: cronologia

Cos'è il Negazionismo

L’Olocausto è uno dei periodi storici meglio documentati. Il termine ?Negazionismo? si riferisce ai vari tentativi di negare la realtà ormai comprovata del genocidio degli Ebrei europei ad opera dei Nazisti. Tra gli argomenti comunemente sostenuti dal Negazionismo vi sono quello che l’assassinio di circa sei milioni di Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale non sia mai avvenuto; che, inoltre, non vi sia prova di una politica o intenzione ufficiale espressa dai Nazisti di sterminare gli Ebrei; e, infine, che le camere a gas nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau non siano mai esistite.

Un’evoluzione più recente di queste teorie è rappresentata dal tentativo di distorcere gli eventi dell’Olocausto, piuttosto che negarli. Tra le distorsioni più comuni vi è quella secondo la quale la cifra di sei milioni di morti tra gli Ebrei non sia che un’esagerazione; una seconda distorsione sositiene che le morti nei campi di concentramento siano state il risultato di malattie o di malnutrizione e non di una politica consapevole di genocidio; infine, che il diario di Anna Frank sia un falso.

La negazione e la distorsione dei fatti dell’Olocausto sono generalmente motivati dall’odio nei confronti degli Ebrei e da essi deriva l’accusa che l’Olocausto sia stato inventato o esagerato dagli Ebrei stessi, come parte di un complotto più ampio per favorire i loro interessi. Questa visione si fonda su stereotipi antisemiti di vecchia data, sulla base dei quali gli Ebrei sono stati ripetutamente accusati di essere al centro di una cospirazione per giungere al dominio del mondo intero; accuse odiose che ebbero però un ruolo fondamentale nel preparare il terreno all’Olocausto.

La Costituzione degli Stati Uniti d'America garantisce la libertà d’espressione; perciò, negli Stati Uniti negare la verità dell’Olocausto o diffondere posizioni basate sull’odio e sull’antisemitismo non è un reato, a meno che non ne scaturisca una concreta e immediata minaccia di atti violenti. Molti altri paesi - in particolare in Europa dove l’Olocausto ebbe luogo - hanno invece approvato leggi che rendono illegali sia la negazione dell’Olocausto sia l’espressione dell’odio razziale.

Nella lista che segue abbiamo riportato, in ordine cronologico, alcuni dei momenti chiave nello sviluppo delle teorie negazioniste.

1942-1944: Per nascondere il massacro degli Ebrei europei, i Tedeschi e i loro alleati, in un’operazione chiamata Aktion 1005, cercano di distruggere le prove delle fosse comuni a Belzec, Sobibor e Treblinka e in migliaia di altri luoghi - in tutta la Polonia occupata dai Tedeschi, in Unione Sovietica, e in Serbia (inclusa Babi Yar) - dove erano avvenute fucilazioni di massa.

1943: In un discorso rivolto ai generali delle SS a Poznan, Heinrich Himmler, Comandante delle SS (Schutzstaffel; Squadre di Sicurezza) del Reich (Reichsf?hrer) sottolinea che le uccisioni di massa degli Ebrei europei devono rimanere segrete e non devono essere documentate o registrate in alcun modo.

1955: Willis Carto fonda a Washington D.C. un gruppo di estrema destra che diventerà molto influente e sarà poi conosciuto come la Lobby della Libertà. Guidata da Carto fino al 
2001, quando andrà in bancarotta, la Lobby della Libertà sostiene l’idea di una nazione americana ?pura? dal punto di vista razziale, e accusa gli Ebrei di essere i responsabili di tutti i problemi che affliggono il mondo in generale e gli Stati Uniti in particolare. Nel 1969 la Lobby della Libertà comincia a pubblicare opere che negano l’Olocausto.

1959: La pubblicazione antisemita Cross and the Flag, (La Croce e la Bandiera), scritta dall’Americano Gerald L.K. Smith, ministro di una congregazione religiosa, sostiene che i sei milioni di Ebrei ritenuti morti durante l’Olocausto siano invece emigrati negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale.

1964: Paul Rassinier, un comunista francese che era stato internato dai Nazisti, pubblica The Drama of European Jewry, (Il Dramma degli Ebrei Europei) nel quale sostiene che le camere a gas siano un’invenzione dell’?establishment sionista?

1966-67: Lo storico americano Harry Elmer Barnes pubblica alcuni articoli nel periodico libertario Rampart Journal sostenendo che gli Alleati, con l'intento di giustificare una guerra d’aggressione contro le potenze dell’Asse, abbiano sovrastimato le atrocità compiute dai Nazisti.

1969: La Noontide Press, una consociata della Lobby della Libertà, pubblica un libro intitolato The Myth of the Six Million. (Il Mito dei Sei Milioni)

1973: Austin J. App, professore di Letteratura Inglese all’Università La Salle di Philadelphia, pubblica un volumetto dal titolo The Six Million Swindle: Blackmailing the German People for Hard Marks with Fabricated Corpses. (La Truffa dei Sei Milioni: il Ricatto ai Tedeschi con Cadaveri Fabbricati ad Arte). L’opuscolo diventerà la base di molti futuri tentativi di negare l’Olocausto.

1976: Arthur R. Butz, professore di Ingegneria alla Northwestern University, pubblica The Hoax of the Twentieth Century: The Case Against the Presumed Extermination of European Jewry (La Truffa del Ventesimo Secolo: il Caso contro il Presunto Sterminio degli Ebrei Europei). Butz è il primo negazionista a utilizzare un preteso rigore accademico per nascondere la falsità di ciò che sostiene. L’Università risponde dichiarando che la posizione di Butz costituisce una vergogna per tutta l’università.

1977: Ernst Zündel, cittadino tedesco residente in Canada, fonda la casa editrice Samisdat che pubblica opere neonaziste, alcune delle quali negano l’Olocausto. Nel 1985 il governo canadese incrimina Zündel per aver diffuso informazioni che sapeva essere false.

1977: David Irving pubblica Hitler's War (La Guerra di Hitler) dove sostiene che Hitler non avesse mai né ordinato né tantomeno consentito il genocidio degli Ebrei europei. Per dare legittimità alle proprie tesi, Irving fa un uso distorto sia delle prove storiche che dei metodi di ricerca universalmente accettati dalla comunità accademica.

1978: William David McCalden (anche conosciuto come Lewis Brandon) e Willis Carto fondano l’Istituto di Revisione Storica (IRS) in California, che pubblica materiali negazionisti e sponsorizza conferenze sullo stesso tema. L’IRS traveste da ricerche accademiche legittime i suoi messaggi razzisti e dettati dall’odio.

1981: Un tribunale francese riconosce colpevole del reato di incitamento all’odio e alla discriminazione Robert Faurisson, un professore di letteratura, per aver definito l’Olocausto una ?bugia storica?.

1984: In un caso diventato una pietra miliare, un tribunale canadese riconosce colpevole James Keegstra, insegnante delle scuole pubbliche, del reato di ?incitamento volontario all’odio contro un gruppo sociale chiaramente identificabile? per aver negato l’Olocausto e sostenuto posizioni antisemite di fronte agli studenti che frequentavano il suo corso di Studi Sociali.

1986: L’otto luglio il Parlamento Israeliano approva una legge che rende illegale la negazione dell’Olocausto.

1987: Il californiano Bradley Smith fonda il Comitato per un Dibattito Aperto sull’Olocausto. Nei primi anni ’90 l’organizzazione di Smith pubblica articoli e annunci pubblicitari a tutta pagina in più di una dozzina di giornali universitari americani, tutti con il titolo ?La storia dell’Olocausto: Quanto di essa è falsa? La necessità di un dibattito aperto.? La campagna orchestrata da Smith rende più indefiniti i limiti che separano lo sfruttamento dell’odio dalla libertà di espressione.

1987: Jean Marie Le Pen, leader del partito francese di estrema destra Fronte Nazionale, sostiene che le camere a gas siano state solo un ?dettaglio? nel vasto panorama della Seconda Guerra Mondiale. Le Pen si candiderà poi alle elezioni presidenziali in Francia nel 1988 arrivando quarto per numero di preferenze ottenute.

1987: Lo scrittore Ahmed Rabi, svedese di origine marocchina, comincia le trasmissioni di radio Islam, che ha base in Svezia. La stazione descrive l’Olocausto come un’invenzione ebraico-sionista. Più tardi, Radio Islam pubblicherà sul proprio sito web i Protocolli degli Anziani di Sion, Mein Kampf e altri testi antisemiti.

1988: Dietro richiesta di Ernst Zündel, Fred Leuchter (autoproclamatosi esperto di metodi di esecuzione) si reca nel centro di sterminio di Auschwitz e più tardi scrive il Rapporto Leuchter: An Engineering Report on the Alleged Execution Gas Chambers at Auschwitz, Birkenau and Majdanek, Poland (Il Rapporto Leuchter: Relazione Ingegneristica sulle Presunte Esecuzioni nelle Camere a Gas di Auschwitz, Birkenau e Majdanek, in Polonia) che verrà usato dai Negazionisti per creare il dubbio che le camere a gas non siano mai state usate nelle uccisioni di massa.

1990: Quando l’Illinois diventa il primo stato a rendere obbligatorio inserire l’Olocausto nei programmi scolastici delle scuole pubbliche, Ingeborg e Safet Sarich protestano pubblicamente ritirando da scuola la propria figlia tredicenne e inviando poi 6.000 lettere a pubblici ufficiali, studiosi, giornalisti e sopravvissuti all’Olocausto nelle quali attaccano le prove storiche definendole solo “voci ed esagerazioni”.

1990: Il Governo Francese emana la Legge Gayssot che rende illegale mettere in dubbio sia l’esistenza che la portata dei crimini contro l’umanità (così come vengono definiti dallo Statuto di Londra del 1945). Questo provvedimento rappresenta il primo, approvato in Europa, che mette esplicitamente fuori legge la negazione dell’Olocausto.

1989: David Duke, sostenitore della supremazia della razza bianca, vince un posto al senato dello Stato della Louisiana. Duke venderà poi opere negazioniste direttamente dal suo ufficio al senato.

1990: Nel corso del processo dello stato del Massachusetts contro Fred Leuchter viene rivelato che Leuchter non aveva mai conseguito la laurea in ingegneria o alcun altro titolo. Leuchter, inoltre, ammette di non avere nessuna preparazione specifica in biologia, tossicologia o chimica, tutte materie cruciali per il suo rapporto del 1988, Leuchter Report, spesso citato come prova da coloro che negano l’Olocausto.

1990: Un tribunale svedese condanna Ahmed Rami a sei mesi di carcere per “istigazione all’odio” e revoca per un anno a Radio Islam la licenza di trasmettere.

1991: L’Associazione degli Storici Americani, la più antica di questa categoria di studiosi, rilascia la seguente dichiarazione: “Nessuno storico serio può mettere in dubbio che l’Olocausto abbia avuto luogo”.

2000: Un tribunale inglese dichiara David Irving un “negazionista attivo”. Irving aveva citato in tribunale la studiosa Deborah Lipstad, dell’Università americana Emory, accusandola di calunnia per il suo testo Il Negazionismo: un Crescente attacco alla Verità e alla Memoria, pubblicato nel 1993.

2005: In un discorso trasmesso in diretta alla televisione il 14 dicembre, il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad definisce l’Olocausto un “mito”

2006: Il governo iraniano sponsorizza una riunione di negazionisti a Teheran, dal titolo “Revisione dell’Olocausto: una visione globale”, e cerca di spacciarla per una conferenza di studiosi.

2007: Il 26 gennaio le Nazioni Unite adottano una risoluzione che condanna la negazione dell’Olocausto. L’Assemblea Generale dichiara il Negazionismo “equivalente all’approvazione del genocidio in ogni sua forma”.

2007: L’Unione Europea approva una legge che rende la negazione dell’Olocausto un crimine punibile con il carcere.

2009: L’inglese Richard Williamson, arcivescovo della Chiesa Cattolica, nega l’esistenza delle camere a gas e minimizza le dimensioni delle uccisioni avvenute durante l’Olocausto. Alla fine il Vaticano imporrà a Williamson di ritrattare la dichiarazione.

2010: In febbraio, Bradley Smith pubblica su Internet il suo primo annuncio pubblicitario contro l’Olocausto, sul sito web del giornale dell’Università del Wisconsin, Badger Herald. Il Web - grazie alla facilità di accesso e distribuzione, alla sua presunta autorevolezza e all’apparente anonimità di cui godono gli utenti - è diventato il canale principale per la diffusione della negazione dell’Olocausto.

it.wikipedia.org

Neonazismo 



Il termine neonazismo è usato in riferimento ai movimenti sociali o politici intenti a far rivivere il nazismo, successivi alla seconda guerra mondiale.
Poiché nell'immaginario collettivo, e anche all'interno dei vari ordinamenti giuridici, il nazismo è considerato un'ideologia da condannare, tali movimenti non usano i termini neonazismo o neofascismo per descrivere se stessi.
Gli ideali e gli atteggiamenti adottati dai gruppi neonazisti possono variare: spesso annoverano l'apologia di Adolf Hitler, l'uso dei simboli della Germania nazista (come la svastica), manifestazioni di antisemitismo e anche di razzismo, in particolare verso gli stranieri.

Nel mondo

Stati Uniti d'America


Dopo la seconda guerra mondiale il movimento neonazista ha avuto una certa diffusione negli Stati Uniti d'America, dove nel febbraio del 1959 fu fondato l'American Nazi Party (ANP), guidato da George Lincoln Rockwell, che ne rimase a capo fino al suo assassinio avvenuto nel 1967. Il neonazismo americano presenta alcune peculiarità rispetto al nazismo originale: ovviamente non sostiene la superiorità della razza ariana, ma in generale della razza bianca. Inoltre all'antisemitismo il nazismo americano unisce l'odio per i neri.
Un'altra organizzazione neonazista americana è Aryan Nation, fondata nell'Idaho negli anni settanta da Richard Girnt Butler. Questo gruppo, è marcatamente cristiano e antisemita, e i suoi adepti hanno come motto "White Power", potere bianco.

Ci sono anche altri gruppi neonazisti negli USA, con nomi e caratteristiche diverse ma tutti simili nell'ideologia. Spesso accanto a questi gruppi viene messo anche il Ku Klux Klan, che ha collaborato in vari periodi con i gruppi neonazisti statunitensi con i quali condivide il razzismo verso la popolazione di colore. Nel corso degli anni i gruppi neonazisti si sono resi protagonisti di manifestazioni e "marce" su alcune città americane, che sono state osteggiate dai cittadini. 

La più famosa fu quella su Skokie, in Illinois, cittadina abitata da una nutrita comunità ebraica, che fu impedita dalla forte reazione della popolazione. I nazisti americani sono ritenuti colpevoli di alcuni omicidi politici, perlopiù a danno di israeliti o afroamericani. Questi gruppi comunque rimangono esigue minoranze nella politica americana e non hanno alcun potere sulla scena politica nazionale.

Partiti dichiaratamente neonazisti


domenica 6 novembre 2016

Film e storia : IN GUERRA PER AMORE







New York 1943. Mentre il mondo è nel pieno della seconda guerra mondiale, Arturo vive la sua travagliata storia d'amore con Flora. I due si amano, ma lei è promessa sposa al figlio di un importante boss. Per convolare a nozze, il nostro protagonista deve ottenere il sì del padre della sua amata che vive in un paesino siciliano. Arturo, giovane e squattrinato, ha un solo modo per raggiungere l'isola: arruolarsi nell'esercito americano che si prepara per lo sbarco in Sicilia: l'evento che cambierà per sempre la storia della Sicilia, dell'Italia e della Mafia.

Per potere sbarcare senza problemi gli americani usarono tutte le carte disponibili. Raccolsero testimonianza dai nativi emigrati negli Stati Uniti per conoscere meglio il territorio, mandarono al fronte soldati in gran parte di origini siciliane ma la mossa più conosciuta e di cui si dibatte ancora oggi fu la collaborazione chiesta a Lucky Luciano, il capo dei capi di Cosa Nostra americana. 
Ci fu un patto scellerato tra la Mafia e gli Stati Uniti? Sicuramente molti boss locali furono messi al "potere" come sindaci, prefetti ecc.

MYSTERIUM


 
linkiesta.it

Trattare con la mafia? Gli Usa lo fecero per vincere la guerra

di Alessandro Marzo Magno

Trentanove giorni: tanti ce ne sono voluti agli Alleati per conquistare la Sicilia. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 gli americani di George S. Patton sbarcano a Gela e i britannici di Bernard L. Montgomery a Pachino. Il 17 agosto le truppe di Patton entrano a Messina; l’isola è presa.
Al di là delle operazioni militari, della scarsa resistenza opposta dagli italiani contrapposta alla furiosa reazione tedesca, degli eccidi perpetrati dai tedeschi e dagli americani, resta sempre sospesa l’eterna domanda: qual è stato il ruolo della mafia nell’agevolare lo sbarco e l’avanzata? Domanda a cui, è bene dirlo subito, risulta difficile rispondere in termini precisi: non c’è mai stato da parte degli americani alcun interesse a svelare la reale entità dell’apporto mafioso, anzi si è cercato piuttosto di minimizzarlo. Ma in termini abbastanza grossolani si può rispondere che la mafia ha giocato un ruolo abbastanza marginale nelle operazioni militari, mentre si è decisamente impadronita delle amministrazioni civili che i militari si sono lasciati alle spalle.


Per capire come siano andate le cose bisogna fare un salto all’indietro, a quel 1941-’42 in cui gli U-Boot tedeschi fanno strage dei convogli anglo-americani che portano rifornimenti in Europa, e in cui la pur formidabile macchina produttiva americana non riesce a rimpiazzare le navi affondate in Atlantico. L’episodio che più insospettisce avviene il 9 febbraio 1942 quando l’ex transatlantico Normandie, convertito in unità da trasporto truppe, prende misteriosamente fuoco e si capovolge alle foci dell’Hudson: si pensa a un sabotaggio e si sospettano di spionaggio gli italo-americani di New York (in realtà una commissione d’inchiesta stabilirà che si era trattato di un incidente).

La marina degli Stati Uniti decide di entrare in contatto con la mafia che, notoriamente, controlla i docks del porto. Due boss, Joseph “Socks” Lanza e Meyer “Little Man” Lansky vanno segretamente a incontrare in carcere Charles “Lucky” Luciano. 

Lucky Luciano

Il terreno è assolutamente favorevole a un compromesso: i mafiosi, per quanto le autorità statunitensi non se ne rendano conto, sono animati da patriottismo e inoltre gli americani hanno simpatizzato con i loro confratelli siciliani messi in carcere da Mussolini. Lansky, gangster newyorkese, è uno dei pochi non italiani, ma è ebreo, e quindi odia Hitler per le persecuzioni antiebraiche in Europa. Nessuna sorpresa, quindi, quando Luciano dichiara che il porto di New York sarebbe stato completamente dalla parte degli Alleati. E nessuna sorpresa, nemmeno, che le autorità americane non si pongano problemi morali: l’imperativo numero uno è vincere la guerra.

Questa strana alleanza tra mafia e Us Navy è nel pieno della sua attività quando, nel 1943, gli Alleati decidono di sbarcare in Sicilia. Si rendono contro di avere gravissime carenze nell’intelligence: sul terreno non c’è nemmeno un agente, né americano né britannico. L’unica fonte d’informazione è rappresentata dalle lettere scritte dai familiari ai prigionieri di guerra italiani originari dell’isola. Troppo poco.
 

Luciano chiede di essere messo in contatto con un altro mafioso, Joseph Adonis, boss di Brooklyn che si impegna a reclutare italo-americani con collegamenti in Sicilia. Come sia davvero andata quest’operazione non si sa: la marina ha sempre cercato di nasconderne gli esiti. Quel che si sa per certo, invece, è che alla vigilia dello sbarco il comandante della squadra americana, l’ammiraglio Kent H. Hewitt, scopre di non avere nemmeno un ufficiale in grado di parlare italiano. Ne raccattano sei in fretta e furia, quattro sono originari di New York, e glieli mandano. Sbarcano tra Gela e Licata, con la prima ondata del primo giorno.
Hanno con loro un elenco di persone da contattare, gentilmente messo insieme dai mafiosi di New York: si tratta di malavitosi, per lo più espulsi dagli Stati Uniti. Uno di questi ufficiali, il tenente Paul A. Alfieri, in seguito dichiarerà: «Furono molto disponibili a cooperare e di grande utilità perché parlavano sia il dialetto della regione sia un po’ d’inglese».
 

Ancora una volta non si sa come siano andate esattamente le cose. Si dice che un agente americano abbia consegnato un fazzoletto di Lucky Luciano a Calogero Vizzini, il capo della mafia siciliana, e che l’Oss – l’antenato della Cia – abbia liberato i mafiosi messi in carcere da Mussolini. Ma in concreto è sicuro che l’apporto dato dall’Oss in Sicilia sia stato una delusione. «La questione del contributo della mafia americana alla liberazione della Sicilia è resa oscura da ambiguità e contraddizioni», scrive Carlo W. D’Este, ex colonnello dell’esercito Usa, nel suo 1943. Lo sbarco in Sicilia, pubblicato nel 1990 da Mondadori.
Sappiamo bene, invece, quel che accade dopo: la mafia, a lungo inattiva, viene rimessa in funzione. L’amministrazione provvisoria degli Alleati (Amgot) per funzionare ha bisogno di appoggi locali: quando i soldati se ne vanno, i funzionari civili si trovano di fronte a un enorme vuoto che viene subito riempito dagli uomini della mafia. Buona parte degli antifascisti nominati sindaci e prefetti sono in realtà uomini di Cosa Nostra.


Si tratta di una specie di manna dal cielo per li mafiosi che immediatamente si impadroniscono dell’attività più lucrosa: il mercato nero. Don Calò Vizzini viene eletto sindaco di Villalba, a nordovest di Caltanissetta. Pochi giorni dopo la sua nomina, il comandante dei carabinieri viene ritrovato assassinato nella piazza del paese. Villalba diventa così il centro di smistamento dei beni per il mercato nero dell’Italia continentale, caricati a bordo dei camion inconsapevolmente forniti dall’Amgot. E quando gli Alleati si trasferiscono al di là dello Stretto, l’infiltrazione mafiosa si fa subito sentire.

L’ex capo della mafia di New York, Vito Genovese, compare a Nola, vicino Napoli, come interprete dei servizi d’informazione dell’esercito statunitense. Era rientrato in Italia nel 1937 per evitare di essere processato a New York per assassinio ed era riuscito a entrare nelle grazie di Mussolini. Ora si ricicla alla grande: fa arrestare alcuni borsari neri legati a Vizzini, con grande soddisfazione degli americani. Soddisfazione che però scompare non appena si rendono contro che, in realtà, li ha sostituiti con uomini suoi.
Nel febbraio 1946 Lucky Luciano viene rilasciato sulla parola ed estradato in Italia dallo stesso uomo che l’aveva messo in prigione: Thomas E. Dewey, che da giudice nel frattempo è diventato governatore dello stato di New York. Luciano muore in Italia nel 1962, come famoso boss mafioso senza ormai più potere. Forse.
 



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Lucky Luciano

Sbarco in Sicilia