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domenica 12 novembre 2017

La congiura dei Pazzi (Firenze, 1478)





La congiura dei Pazzi – Signore di Firenze era, dal 1469, Lorenzo dei Medici, detto il Magnifico, nipote di Cosimo e figura tra le più rappresentative del Rinascimento italiano, mecenate e protettore delle arti e delle lettere e poeta egli stesso.
Nel 1478 una congiura guidata dalla famiglia Pazzi, rivale dei Medici e appoggiata dal papa Sisto IV della Rovere (1471-84), che voleva estendere il suo potere sulla città, culminò il 26 aprile del 1478, giorno di Pasqua.
La famiglia Pazzi decise di uccidere Lorenzo e Giuliano dei Medici durante la messa nella chiesa di Santa Maria del Fiore. Il  segnale convenuto era l’Elevazione: un gruppo di sgherri sfoderò i pugnali e uccise Giuliano dei Medici, mentre Lorenzo riuscì a salvarsi chiudendosi in sagrestia.
Iacopo Pazzi, il più anziano della famiglia, credendo che il colpo fosse riuscito, corse per le strade cercando di attirare dalla sua parte il popolo al grido di «Libertà, libertà!». Gli operai della lana, invece, lo presero a sassate opponendogli il grido (oggi comico, ma allora serissimo): «Palle, palle!»: i simboli dei Medici.

La vendetta fu atroce non solo per gli assassini ma per tutti i parenti dei Pazzi,  di nome e di fatto. Assassinare la famiglia più potente della città nella tana del lupo significava scavarsi la fossa e così fu.

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La storia di Firenze: la congiura de' Pazzi

La congiura de' Pazzi: Giuliano de' MediciA Piero de Medici (il gottoso), figlio di Cosimo, successero (1469) i due figli Giuliano e Lorenzo che diventarono i Signori di Firenze. Il 26 aprile 1478 la famiglia fiorentina dei Pazzi ordì una congiura contro quella dei Medici, allo scopo di ottenere la supremazia politica nella città. I Pazzi erano una ricca famiglia di banchieri della Firenze del Rinascimento

La congiura ebbe l'appoggio del papa Sisto IV, interessato a impadronirsi dei territori fiorentini che gli avevano sempre resistito. Il papa Sisto IV mirava infatti ad abbattere la signoria Medicea e a questo fine sostenne i gruppi antimedicei fiorentini capeggiati dalla famiglia de’ Pazzi, i quali avevano sostituito i Medici nell’ufficio di banchieri della Santa Sede … 

Ma la storia ha radici ancora più antiche: Lorenzo de’ Medici era stato avvertito dal Duca di Milano che c’era una congiura contro di lui già dal 1474. Fu addirittura stipulato un trattato segreto contro Lorenzo tra il nipote del Papa Girolamo Riario, il re di Napoli, Federico da Montefeltro e la famiglia de’ Pazzi. I Medici sapevano della minaccia ed è per questo motivo che i congiurati entrarono in azione in chiesa. Giuliano e Lorenzo dei Medici furono infatti assaliti durante una messa presso la Cattedrale di Firenze. Mentre Giuliano rimase ucciso, Lorenzo riuscì a parare i colpi e si chiuse nella Sagrestia

Nel frattempo l’altro congiurato Francesco Salviati, arcivescovo di Pisa, raggiunse Palazzo Vecchio con un gruppo di altri uomini mentre Jacopo de’ Pazzi cercava di sollevare la popolazione contro i Medici e tentava di conquistare Palazzo Vecchio ma senza esito. Lorenzo si salvò fra il tripudio del popolo fiorentino, sempre più legato alla famiglia dei Medici. 

Grazie soprattutto all'appoggio popolare, l'epilogo della congiura fu doloroso per i Pazzi e per i loro alleati tanto che entro poche ore dall’agguato vennero fatti precipitare i congiurati dalla finestra di Palazzo Vecchio. Francesco de' Pazzi venne impiccato alla terza finestra della Loggia dei Lanzi e anche Francesco Salviati, suo fratello Jacopo e altri preti cospiratori subirono la stessa sorte. 

Piazza della Signoria diventò il teatro di una tetra vendetta. L'episodio finì per consolidare la Signoria medicea che rimaneva al potere come e più di prima. Da questo momento Lorenzo de' Medici diventò "l'ago della bilancia" nella politica italiana in virtù delle sue doti diplomatiche e politiche.


LINK DI APPROFONDIMENTO :

https://it.wikipedia.org/wiki/Congiura_dei_Pazzi

http://cronologia.leonardo.it/storia/aa1469a.htm



 

repubblica.it

Medici, omicidio su commissione la verità sulla congiura dei Pazzi

Risolto dopo 5 secoli uno dei grandi misteri del Rinascimento Dietro i sicari che uccisero Giuliano c'era Federico da Montefeltro Medici, omicidio su commissione
la verità sulla congiura dei Pazzi
 
dal nostro corrispondente ALBERTO FLORES D'ARCAIS
Giuliano de' Medici in un ritratto del Botticelli
NEW YORK - Grazie alla passione e alla certosina pazienza di uno studioso italiano, dopo oltre cinque secoli uno dei "misteri" della nostra storia passata - il complotto contro i fratelli Medici - è stato risolto. Il 26 aprile del 1478, domenica dell'Ascensione, un gruppo di sicari guidati da Francesco de' Pazzi uccise con diciannove pugnalate Giuliano de' Medici, mentre il fratello maggiore Lorenzo (il Magnifico) veniva ferito e riusciva a scampare alla morte rifugiandosi in sacrestia. Oggi, 526 anni dopo i sanguinosi avvenimenti di quella domenica d'aprile - passati alla storia come la Congiura dei Pazzi - Marcello Simonetta, professore di storia e letteratura rinascimentale alla prestigiosa Wesleyan University in Connecticut, è riuscito a ricostruire tutti gli elementi del puzzle, "incastrando" con una prova documentale degna di un grande giallista uno dei protagonisti occulti di quella vicenda. Un potente dell'epoca, un uomo che finora, sia nella cronache contemporanee che nelle ricostruzioni storiografiche successive era riuscito a restarne fuori, a passare indenne da ogni sospetto: Federico da Montefeltro.
La Congiura dei Pazzi viene di solito presentata come un "affare di famiglia", in cui i Pazzi - potente famiglia fiorentina gelosa della potenza e del carisma dei Medici - organizzarono un complotto per eliminare Lorenzo e Giuliano. Dopo aver tentato di colpirli in diverse occasioni, facendo ricorso a "trucchi" e tradimenti, riuscirono a mettere in pratica il loro piano nel modo più sacrilego e spettacolare, agendo durante la messa solenne nella cattedrale di Firenze.


Quello che di solito non si dice, e che sui banchi di scuola non abbiamo imparato, è che dietro questa sanguinaria saga familiare si nasconde una vera e propria congiura internazionale, in cui fanno da sfondo, più o meno occulti, i grandi protagonisti dell'epoca: dal papa Sisto IV (Francesco Della Rovere) al nipote Girolamo Riario, dal re di Napoli Ferrante d'Aragona al duca di Urbino Federico da Montefeltro.
L'enigmatico profilo che del Montefeltro fece Piero della Francesca, e che campeggia in bella mostra in una sala degli Uffizi, nasconde dunque una vicenda esemplare della nostra storia passata, dove intrighi e tradimenti personali e familiari si mescolavano alla religione e alla politica, in cui un papato che aspirava a "conquistare" tutta l'Italia centrale non si tirava indietro, anzi promuoveva, complotti e orrendi delitti.
A Marcello Simonetta il capolavoro di Piero della Francesca non sarebbe stato sufficiente per risolvere il problema. Dalla sua il giovane professore (classe 1968) - uno dei tanti cervelli che il baronale sistema universitario italiano ha indotto, o costretto, a cercare fortuna all'estero - ha avuto anche un pizzico di fortuna, che si é manifestata sotto forma di un trattatello del Quattrocento che insegnava a decifrare i dispacci diplomatici dell'epoca.
L'autore del libretto è infatti Cicco Simonetta, Cancelliere degli Sforza a Milano, e antenato del professor Marcello. Studiando il trattatello Marcello Simonetta ha scoperto la chiave per decriptare una lettera cifrata che aveva trovato nell'archivio privato Ubaldini a Urbino, una lettera inviata dal duca di Urbino ai suoi ambasciatori a Roma due mesi esatti prima che la Congiura dei Pazzi avesse luogo. In quella lettera ci sono le prove del coinvolgimento diretto di Federico da Montefeltro nella storica vicenda.
Decifrare quella lettera per il professore della Wesleyan University è stato tutt'altro che facile e gli ha richiesto parecchio tempo. "Mi sono basato sulla frequenza delle vocali e la combinazione di alcuni gruppi di lettere. Credevo di non venirne mai a capo. Alla fine, dopo circa un mese di lavoro, sono riuscito a penetrare il codice. Mi ha aiutato la ripetizione di una serie di simboli, che corrispondevano a sua santità, il papa Sisto IV".
Il risultato della ricerca è stato pubblicato su "Archivio storico italiano", una delle più importanti riviste in campo storiografico. Da quel documento - spiega il professor Simonetta - l'immagine di Federico da Montefeltro che ne viene fuori è profondamente machiavelliana: "Le sue "opere non furono leonine, ma di volpe", per usare la frase che Dante riferisce a Guido di Montefeltro, un antenato del duca sprofondato nell'Inferno.
E questo ci costringe a riconsiderare una visione del Rinascimento edulcorato, "neoplatonico e armonizzato", frutto di una grandiosa copertura ideologica". Il lavoro dello studioso italiano non finisce però qui.
Nel suo libro "Il Rinascimento segreto: il mondo del Segretario da Petrarca a Machiavelli", appena pubblicato dall'editore Franco Angeli approfondisce i segreti del mondo umanistico e cancelleresco con ulteriori novità documentali e interpretative.

(16 febbraio 2004)